Festival degli sprechi:
Doloroso assistere al continuo degrado di Melito di Porto Salvo
SINDACO CI SEI O CI FAI???

“Panem et Circenses”, letteralmente “pane e giochi”, era la formula del benessere popolare e quindi politico: distribuzione di generi alimentari, bagni e terme pubbliche da un lato, gladiatori, belve esotiche, corse coi carri, competizioni sportive e rappresentazioni teatrali dall’altro lato. Un vero strumento in mano al potere per sedare i malumori popolari.
Questa la locuzione usata da – Domenico Vinci - per definire l’azione politica di singoli o gruppi di potere, al Comune di Melito, volte a attrarre e mantenere il consenso popolare mediante l’organizzazione di attività ludiche collettive, o ancor più specificatamente a distogliere l’ attenzione dei cittadini dalla vita politica e dal degrado cittadino.

Per fortuna non siamo ai tempi di Caligola: ai disgraziati veniva  tagliata la lingua affinché non potessero chiamare aiuto. Così,  “ al termine della stagione “pane e giochi” possiamo, liberamente parlare degli scialacquatori del denaro pubblico e fare un  il resoconto delle spese dell’ «allegra brigata» che governa la nostra città.

E’ finita l’estate, viva l’estate. E con la stagione del sole, del mare, delle spiagge, da noi purtroppo vergognosamente penalizzate dai lavori incompiuti di ripascimento spiaggia e dal degrado, è finito anche il “teatrino estivo”, che una volta si chiamava “estate melitese” e che oggi più pomposamente, per fedeltà all’antico motto neroniano del panem et circenses”, si definisce Festival” delle Sagre, dell’arte del mediterraneo e dei… mestieri.

E così anche per il mare, i Melitesi  sono costretti ad emigrare, complice l’amministrazione comunale. Emigrano per lavoro, emigrano per la casa, emigrano per le spiagge, emigrano per le discoteche, emigrano per i ristoranti.
Insomma, sembra che l’amministrazione comunale spinga la gente ad allontanarsi dalla città: sarà per evitare il… sovraffollamento, sarà per evitare che i cittadini, passeggiando per Melito, possano notare come la città, a dispetto di qualcuno, non sia cambiata granché, sarà infine, perché così i cittadini melitesi evitano di pensare ai costi delle manifestazioni, ai tagli all’ospedale, alla grave crisi idrica, alla questione rom, al lavoro che non c’è  e al costo della vita sempre più alto. E così, magari alle prossime elezioni, i Melitesi potranno aumentare ancora di più i consensi all’attuale maggioranza, autorizzando a chiudere del tutto non solo la spiaggia, ma anche  l’ospedale, tanto, in termini di consenso, premia. Basta restare fedeli all’antico motto neroniano del “panem et circenses”.

Ma l’emigrazione nei paesi vicini e nella città di Reggio Calabria, mentre le  vie del centro di Melito, sono paragonabili ai viali del cimitero di notte, servono soprattutto ad evitare che la gente faccia un po’ di conti, tra una granita e una pizza, perché potrebbero scoprire gli sprechi di questa amministrazione delle apparenze (Sagre e festival docet) e della miseria delle sostanze.

Ed è proprio alle “stagioni dei festival” che vogliamo riferirci. Basti per tutti la somma di ben 65.000 euro per  il “i Festival Arte del Mediterraneo. Uno scandalo! Sarebbe interessante, conoscere il parere dei revisori dei conti. È comunque uno spreco eccessivo di denaro pubblico (non dimentichiamo frutto delle tasse che tutti noi paghiamo), senza nessuna ricaduta economica a livello locale.

E questo sarebbe il modo di favorire il territorio? “Ma mi faccia il piacere, sindaco”, avrebbe detto Totò nella sua saggia ironia… Credo che sarebbe più onesto rinominare queste manifestazioni come “Festival degli sprechi”.

Si fa acqua da tutte le parti a Palazzo Municipale , e continuando così la nostra bella cittadina, rischia di affondare scomparendo definitivamente dal quadro economico politico nazionale e comunitario. Infatti le pazze spese dell’Amministrazione comunale Melite potrebbero mettere in ginocchio le poche risorse disponibili per il concorso dei Vigili Urbani e per  gli investimenti reali destinati alla crescita interna.

E’ questo lo sconfortante scenario disegnato da Domenico Vinci, capo gruppo Forza Lavoro al Comune di Melito P.S.
Nei prossimi giorni faremo i conti agli scialacquatori del denaro pubblico con  il resoconto delle spese dell’ «allegra brigata» che governa la nostra città. Renderemo pubblico un  dossier, ricco di articoli e di cifre, da stampare e …conservare…(?)

Nel frattempo, sollecitato di non essere “al ver timido amico” non posso tacere una valutazione negativa, valutazione tanto più grave perché non contingente e personale ma indotta da una somma di rilievi che tutti convergono verso una conclusione univoca e dolorosa:  Melito sta vivendo il periodo più nero della sua storia recente ed il 2008 sarà additato come quello in cui il processo del suo degrado ha assunto ritmi vertiginosi, rendendo palese a tutti i segni non più occultabili de!la propria autodistruzione, del proprio precipitare verso la sua “soluzione finale”.

Essere testimoni di un simile evento, vedere dilatarsi i segni del disastro, assistere allo stravolgimento di un lembo di terra tra i più gratificati per doti e bellezze naturali, è tra le prove più dolorose che possano essere riservate all’esperienza di un uomo, sofferenza tanto più acuta ed amara perché non provocata da una catastrofe di origine naturale ma provocata da una sorta di follia collettiva, di ottundimento delle coscienze, quasi che l’amore per la vita, per la bellezza, per l’armonia si sia essiccato nei petti per far posto ad una cupa smania di eversione, dall’acre gusto dell’ingratitudine verso i valori dei padri, alla stolta attrazione per il caotico, l’alienante, l’informe, il volgare.

Pare di assistere ad una rivoluzione antropologica, ove è scomparso ogni moto di allegrezza liberatrice, ove i volti si son fatti duri, la lingua impoverita e appiattita. Chi ancora serba un residuo di capacità osservativa avverte tutt’intorno un clima da ultima spiaggia, l’eccitazione sinistra di un tripudio artificioso, l’urgere di seduzioni eversive.
A dirla in breve, si riporta l’impressione di vivere in una condizione, ove la certezza del diritto come l’ossequio alla legge sono vane parole e di cogliere come unica guida di comportamento la massima del “dopo di me il diluvio” a cui più furbescamente qualcuno pensa di poter aggiungere “dopo il diluvio, io”.

Se cultura non significa ozio erudito e libresco di pochi, ma costume civile diffuso ed operante in tutte le manifestazioni della vita, memoria delle traduzioni ed impegno a trasfonderle e adeguarle al corso della storia, si può dire che lo sfascio di Melito è stato fiancheggiato da un parallelo degrado sociale, che un processo involutivo di deculturazione si è sostituito a un impegno di crescita civile.

Sul massacro impietoso del territorio melitese perpetrato negli ultimi anni rinvio alle immagini che forniscono un quadro completo della devastazione avvenuta sul territorio Melitese. E’ significativo che una situazione di degrado come quella attuale, di tale chiarezza ed importanza, sia stato accolto con la colpevole politica del silenzio.

Somme ingenti vengono dilapidate durante la sarabanda estiva per manifestazioni dell’effimero, occasionali, senza collegamenti o programmazioni intercomunali, anzi in selvaggia concorrenza..

Ma cosa si è fatto e che cosa si fa per invertire questa tendenza? Nessuna iniziativa è stata presa per favorire la conoscenza dei problemi reali del paése, dei valori e di beni da tutelare.
La stessa vita scolastica si svolge sotto la stessa “regia”, senza iniziative che preparino gli studenti all’approccio storico della loro terra, alla comprensione dei documenti di un’antica civiltà. Reciso ogni filo anche con le tradizioni artigianali, Melito non offre ai giovani seri sbocchi professionali. La stessa vita sociale, non ha più alcuna fisionomia né urbana né paesana, ma si svolge dispersa e anonima in parallelo con la deformazione della struttura territoriale, connotata negativamente da un’espansione arbitraria delle costruzioni che ha stravolto l’immagine stessa dei suoi paesi una volta emergenti da uno scenario agricolo e turistico.

E’ chiaro come da questo quadro emerga un richiamo impellente a tutti gli uomini di buona volontà i quali non abbiano smarrito la convinzione che ogni problema pratico e politico è problema spirituale e morale, mancando del quale sentire, ogni proposta di rimedio risulta velleitaria ed ipocrita. L’impegno è e deve essere di educazione, teso a rimuovere apatia e sfiducia, rassegnazione e conformismo, iniziando ciascuno da se stesso, nella propria cerchia e secondo le proprie responsabilità. Che cosa importa che gli altri non seguano o non seguano subito; che cosa importa che gli altri ragionino e, concependo in basso modo la vita, bassamente la vivano?

Richiamiamoci alla mente quanto scrive il cronista Villani riferendo la dura risposta che Carlo d’Angiò diede a quei “buoni uomini di Napoli” che imploravano misericordia per la rivolta della città asserendo che era stata opera di folli: “E che cosa facevano i savi? ” rimproverò quel severo sovrano.
Vorremo dunque anche noi cadere sotto tale rimprovero?
Caro Sindaco, cari assessori e cari colleghi Consiglieri, ogni tanto ricordatevi della vostra cara Melito e fate funzionare più il cervello della pancia.

Doloroso assistere al continuo degrado di Melito di Porto Salvo.
SINDACO CI SEI O CI FAI???